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Si possono suddividere in due categorie:
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erano
progettati sino a non molto tempo fa per fornire tensioni fisse. Oggi forniscono anche
tensioni variabili. |
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sono in grado, con l’aggiunta di
pochi componenti passivi esterni, di consentire un’ampia escursione della Vo |
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Il loro schema a blocchi è molto
semplice:
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Fig.25-23 |
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Inizialmente essi erano realizzati per la
tensione di 5 Volt necessaria ad alimentare gli integrati TTL, mentre ora vengono prodotti
per tensioni d’uscita fino a 24 Volt e correnti comprese tra 100 mA e 1 A con grande
affidabilità.
Tipici sono i regolatori appartenenti alla
serie 78XX.
Sono normalmente dotati di protezione
interna in foldback
e di una ulteriore protezione termica che porta l’uscita in OFF quando la temperatura
dell’involucro supera i 165 °C. |
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I più recenti, detti
safe area
limiting, hanno inoltre la caratteristica di ricondurre automaticamente il
punto di funzionamento entro la zona di sicurezza quando una qualsiasi causa tende a
scostarli dal predetto punto.
Il circuito completo di uno stabilizzatore
a tre pin è mostrato accanto.
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Fig.25-24 |
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Il condensatore C1
va inserito se lo stadio è posto ad una certa distanza dal filtro capacitivo (di solito a
più di 5 cm), in modo da mantenere la stabilità.
C1 può essere di
220 nF nel caso di condensatori ceramici a disco o 2 mF o più
nel caso di condensatori al tantalio, oppure 25 mF o più per
condensatori elettrolitici in alluminio.
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Per la serie 78XX e LM140L è
raccomandabile un condensatore C2 di 10 nF per minimizzare i
disturbi in alta frequenza.
I limiti di questi limitatori sono
essenzialmente due:
La bassa
corrente fornita al carico ( di norma fino a 1 A))
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L’impossibilità di avere in uscita una tensione
variabile.
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La prima limitazione può essere
agevolmente superata inserendo un BJT esterno come mostrato nella figura
accanto.
Questa configurazione prende il nome di Booster.
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Fig.25-25 |
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Dalla figura 25-26, si ha che Io
= Ii + I3, ma dato che I3
è trascurabile (infatti vale circa 10 mA contro 0,1¸ 1A di Ii , si
deduce che Ii @ Io.
La spiegazione del circuito è la
seguente:
Finché la corrente IRL
richiesta dal carico
è bassa, Ii si mantiene bassa e quindi anche
VR
= Ii ×
R = VEB
è bassa
In questo modo il transistor è OFF e il
circuito è il seguente:
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Fig.25-26 |
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Quando invece la corrente richiesta dal
carico aumenta (cosa che succede quando RL si abbassa), aumenta
anche VR e quindi VEB.
In questo modo il transistor diventa ON e
la corrente supplementare il carico (e quindi IRL) la riceve da IC.
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La seconda limitazione è ineliminabile
con gli stabilizzatori appartenenti alla famiglia citata sopra.
Si rimanda a dopo l’analisi dello
stabilizzatore a tre pin LM317, con tensione d’uscita variabile.
Come detto sopra, i circuiti integrati della serie 78XX
sono in grado di erogare una corrente di 1 ampere; quindi per sfruttare in pieno
le loro caratteristiche occorre che anche il trasformatore usato
nell'alimentatore possa dare tale corrente senza surriscaldarsi. Tutti i dati
necessari sono comunque riassunti nella tabella qui sotto.
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tensione in uscita
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sigla del circuito integrato
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tensione del trasformatore
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potenza del trasformatore
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5 volt
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L 7805
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circa 7 volt
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circa 8 watt
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7,5 volt
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L 7875
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circa 10 volt
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circa 12 watt
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9 volt
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L 7809
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circa 13 volt
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circa 15 watt
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12 volt
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L 7812
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circa 15 volt
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circa 20 watt
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15 volt
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L 7815
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circa 18 volt
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circa 25 watt
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18 volt
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L 7818
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circa 24 volt
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circa 30 watt
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24 volt
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L 7824
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circa 30 volt
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circa 40 watt
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Lo
schema accanto illustra il modo di impiegare il circuito integrato, in unione
all'alimentatore visto nelle lezioni precedenti. In pratica l'uscita
dell'alimentatore arriva all'integrato, sul piedino di sinistra, mentre il
piedino centrale è collegato alla massa del circuito. Sul piedino di uscita
(quello di destra) sarà disponibile la tensione di uscita, perfettamente
stabile, e di valore corrispondente a quella nominale dell'integrato (in figura
è stato scelto, come esempio, un regolatore per 12 volt di uscita). Se si
intende far funzionare il circuito alla massima potenza e per tempi lunghi è
consigliabile provvedere al raffreddamento del circuito integrato; esso è
infatti dotato di un apposito foro che permette di fissarlo, tramite vite con
dado, su una piastrina metallica, di alluminio o di rame, atta a dissipare il
calore. Si faccia attenzione che tale piastrina non vada a toccare i piedini
dell'integrato stesso nè altre parti del circuito, perchè potrebbe creare
contatti accidentali e causare danni a qualche componente. |
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