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Amplificatore
E.C.- circuito dinamico
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Se invece vogliamo considerare solo l’effetto della componente
alternata dobbiamo annullare l’effetto del generatore VCC
(quindi cortocircuitarlo) lasciando vs(t).
Inoltre
siccome l’analisi che facciamo in alternata la
facciamo alle cosiddette frequenze intermedie che sono quelle alle quali le reattanze dei
tre condensatori sono trascurabili, questi ultimi li possiamo considerare
dei cortocircuiti.
Tenendo conto di queste considerazioni il circuito in alternata diventa quello
mostrato accanto.
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Fig.11- 10 |
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Il punto A va a massa perché VCC è una batteria
che ha il + verso RC e il - verso massa.
In questo modo tanto l’estremo superiore di R1
che quello di RC vanno a finire a massa.
Inoltre la RE è cortocircuitata (si è infatti
supposto che alle frequenze di lavoro XCE<<RE)
e quindi anche l’emettitore del BJT va a massa.
Il
circuito diventa perciò quello di destra dove RB
= R1//R2
e R’L = RC//RL
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Fig.11- 11 |
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Il circuito sopra viene detto
circuito dinamico.
Da esso si capisce perché questo amplificatore viene detto a
emettitore comune; perché dinamicamente l’emettitore è a massa,
cioè al punto di riferimento (comune) di tutti i circuiti
elettronici.
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Riflettiamo sul fatto che ora l’equazione della retta di
carico non è più la stessa che avevamo visto nel capitolo sulla polarizzazione
e stabilizzazione del BJT, prima di tutto perché non c’è più la resistenza
RE e poi perché in parallelo a RC
adesso c’è anche RL. |
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In effetti, R L
potrebbe anche non esserci. In altri termini l’amplificatore potrebbe
lavorare a vuoto. Si osservi a questo proposito che
l'amplificatore in
realtà inizia dopo (a valle di) Rs e finisce prima (a monte)
di RL.
Rs rappresenta infatti la
resistenza d'uscita del generatore di segnale. Potrebbe anche essere, ad
esempio, la resistenza d'uscita di un microfono oppure la resistenza
d'uscita di uno stadio precedente.
RL
invece rappresenta il carico esterno che potrebbe anche essere uno stadio successivo (o
meglio, la sua resistenza d'ingresso).
Uno dei compiti futuri sarà proprio quello di
vedere se è realizzato, in questo, come negli altri amplificatori, un buon adattamento di
impedenza con lo stadio precedente e con quello seguente, qualunque essi siano.
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Si parla perciò adesso non più di retta di carico statica, ma di retta di carico dinamica.
La sua equazione è:
vce = -icž R’C
E’ importante a questo punto osservare che in realtà il punto
di lavoro non si sposta lungo la retta di carica statica, ma lungo quella di
carico dinamica che può essere abbastanza facilmente individuata perché se ne
conosce la pendenza
e
un punto che è sempre quello di lavoro determinato in precedenza. Infatti
quando il segnale sinusoidale passa per lo zero, il p.d.l. diventa quello del
progetto statico.
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Questa retta ha un’inclinazione maggiore di quella statica
come risulta confrontando i due coefficienti angolari (le due pendenze) che
sono, appunto:
e
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Si rifletta quindi anche sul fatto che quando si
progetta il p.d.l. è opportuno farlo in modo che sia al centro della retta di carico
dinamica e non di quella statica, per i motivi esposti alcune pagine fa. |
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Cosa occorre sapere di questo circuito?
Occorre prima di tutto sapere
di quanto amplifica la tensione vs(t), ossia quanto vale il
guadagno di tensione detto
Av, di
quanto amplifica la corrente, ossia quanto vale il guadagno
di corrente detto Ai,
qual è la sua resistenza
d’ingresso detta Ri, ossia la
resistenza che il generatore vs(t) con la sua Rs
vede guardando verso il BJT e qual è la sua resistenza
d’uscita detta Ro.
Cominciamo dal guadagno di tensione |

Osserviamo prima di tutto che si fa un’analisi nel dominio del tempo.
Vediamo poi che a questo punto siamo in difficoltà perché
all’interno del circuito dinamico vi è un dispositivo non lineare, il
BJT, appunto, che
ci impedisce di procedere oltre con i calcoli.
Il problema diventa a questo punto quello trovare un modello che descriva con una approssimazione
accettabile il comportamento del BJT.
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